La conferma dell'ergastolo da parte della Cassazione chiude un percorso giudiziario durato tre anni. Accolgo questa decisione con grande soddisfazione, a nome dell'intero Ordine e della comunità medica pisana.

Per i colleghi di Barbara Capovani, per chi ha condiviso con lei il lavoro quotidiano in un reparto difficile come quello di psichiatria, e non solo, l'efferato reato ha aperto una ferita. Oggi quella ferita non si chiude, ma trova finalmente una risposta di giustizia definitiva.


Questa sentenza, tuttavia, non risolve il problema che l'ha generata. I medici, gli odontoiatri e tutto il personale sanitario continuano a essere vittime di aggressioni nell'esercizio della professione, con una frequenza che l'Ordine considera inaccettabile. Non parliamo di un rischio residuale o eccezionale: parliamo di una condizione che troppi professionisti vivono ormai come parte del proprio lavoro quotidiano, negli ospedali, nei pronto soccorso, nei servizi territoriali. Questo non può diventare normalità.

Per questo l'Ordine si rivolge alle istituzioni, a livello locale e nazionale, con una richiesta precisa: adottare provvedimenti concreti a tutela dei medici e degli odontoiatri impegnati al servizio della comunità. Servono strumenti reali di prevenzione, presidi di sicurezza adeguati nei contesti a maggior rischio, percorsi che permettano di intervenire prima che un'aggressione degeneri in tragedia.

Chi sceglie di curare, spesso nelle condizioni più esposte e con i pazienti più fragili, ha diritto a lavorare in sicurezza. È una condizione minima, non un privilegio.

L'Ordine continuerà a chiederlo con la massima determinazione, convinto che la memoria di Barbara Capovani debba tradursi in impegno concreto, non restare soltanto un ricordo.

Un pensiero di gratitudine è dovuto all'avv. Milvia Pasquinelli, che ha assistito l'Ordine in tutti e tre i gradi di giudizio, con competenza e autentica partecipazione alla vicenda.

Il Presidente 
Dott. Giuseppe Figlini