A quasi dieci anni dal “Manifesto di Padova” sulla Salute Globale e a un anno esatto dal “Decalogo delle azioni del medico in aiuto al migrante” di Vibo Valentia, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri lancia il nuovo “Manifesto per l’Equità della Salute”.

A distanza di venti anni dalla pubblicazione dei primi Principi guida (1989), la Cooperazione Italiana si è dotata di uno strumento aggiornato che definisce le priorità d'intervento nel settore sanitario. 
Riportiamo di seguito la parte più significativa del documento approvato dal Comitato Direzionale del Ministero degli Esteri il 14 luglio 2009.

Lotta alla povertà e alle diseguaglianze socioeconomiche: i determinanti sociali della salute
La Cooperazione Italiana favorisce lo sviluppo socioeconomico e la fruizione dei diritti inerenti ai bisogni primari e ai servizi sociali dando priorità ai paesi e ai gruppi di popolazione a più basso reddito e al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. 
Essa promuove pertanto politiche di sviluppo che perseguano effetti positivi sullo stato di salute, politiche e attività che conferiscano potere e responsabilità alle donne, e politiche di rafforzamento della pubblica istruzione allo scopo di ottenere:

  • il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, adottando approcci integrati che agiscano sull'istruzione, sulla nutrizione, sulle condizioni abitative e di lavoro e sull'ambiente, e sostenendo politiche di protezione e promozione sociale per tutta la popolazione;
  • una più equa distribuzione di potere, denaro e risorse anche rafforzando le capacità e la disponibilità finanziaria del settore pubblico;
  • la riduzione del numero di persone che vivono con meno di due dollari al giorno e con un cattivo stato di nutrizione, soprattutto nell'Africa sub sahariana;
  • una maggiore attenzione agli effetti sullo stato di salute della popolazione derivanti da attività in tutti i settori dello sviluppo;
  • migliore accesso all'educazione primaria a partire dagli anni prescolari e maggiori opportunità per i bambini e le bambine di completare la scuola primaria, aumentando il livello e la qualità dell'istruzione in particolare per le donne;
  • migliore accesso all'acqua potabile, all'igiene ambientale di base e a combustibili puliti per l'uso domestico;
  • la protezione dell'ambiente e la mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici sullo stato di salute delle popolazioni più povere.


Accesso universale ed equo ai servizi sanitari
La strategia integrata di cure primarie riconosce la salute come diritto umano fondamentale e orienta lo sviluppo dei sistemi sanitari al fine di conseguire il più alto livello di salute raggiungibile nello spirito di responsabilità e di autodeterminazione dei popoli. In questo quadro di riferimento, la Cooperazione Italiana promuove:

  • la strategia integrata di cure primarie (Primary Health Care, PHC) come piattaforma per organizzare i servizi sanitari, dalle comunità al distretto fino agli ospedali, in modo efficace, efficiente, appropriato e sostenibile;
  • l'accesso ai servizi sanitari e sociali, senza discriminazioni di carattere economico, culturale, religioso, di genere o di provenienza geografica, anche con offerta attiva ai gruppi di popolazione più svantaggiati; 
  • il rispetto, la dignità, l'autonomia, i diritti delle persone nei contatti con i servizi sanitari e la capacità di risposta dei servizi alle aspettative dei cittadini; 
  • l'assegnazione delle risorse e la programmazione dei servizi sanitari in base ai bisogni, identificati dalle istituzioni dei paesi partner con la partecipazione attiva degli attori sociali;
  • il rafforzamento, anche in termini di qualità delle cure, dell'assistenza materna, neonatale e infantile tramite approcci integrati nell'offerta di servizi, azioni efficaci a livello delle comunità, e interventi sul versante della domanda, favorendo in particolare l'assistenza prenatale, l'assistenza al parto con personale addestrato e l'accesso a cure ostetriche di emergenza e l'assistenza post-natale e nella prima infanzia, assicurando la copertura vaccinale, il controllo delle malattie diarroiche e respiratorie acute nei bambini;
  • i diritti inerenti alla salute sessuale e riproduttiva includendo la pianificazione familiare, il contrasto alle principali cause di mortalità materna, la prevenzione della violenza di genere, la lotta alle mutilazioni genitali femminili e l'assistenza psicologica, sociale e legale;
  • un'adeguata alimentazione e nutrizione, soprattutto per le donne e i bambini, in particolare proteggendo e promuovendo l'allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi e misto fino a due anni con adeguata alimentazione complementare; 
  • la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi, la malaria, la poliomielite e contro le altre malattie infettive ivi comprese le c.d. malattie tropicali neglette, riservando particolare impegno al raggiungimento dell'accesso universale a prevenzione, trattamento, assistenza e sostegno per i malati, le famiglie e gli orfani da AIDS;
  • il contrasto alle malattie croniche non trasmissibili, quali malattie cardiovascolari, neoplastiche e diabete, anche attraverso modelli assistenziali che integrino promozione della salute, prevenzione, supporto all'autocura, trattamenti efficaci ed eventuali interventi di riabilitazione, garantendo la presa in carico e la continuità assistenziale;
  • l'integrazione della salute mentale nella PHC, favorendo la de- istituzionalizzazione dei pazienti e il loro reinserimento attivo nelle comunità; 
  • i diritti e la dignità delle persone diversamente abili attraverso il rafforzamento dei centri di riabilitazione per le disabilità motorie, sensoriali e psichiche e il collegamento con i programmi a livello di comunità;
  • l'integrazione della salute orale nella PHC; 
  • interventi di medicina scolare che comprendano attività di prevenzione, cure primarie, educazione sanitaria e nutrizionale;
  • programmi di salute integrata umana e animale, orientati alla prevenzione e al controllo delle zoonosi. 


I sistemi sanitari nazionali
Il rafforzamento dei sistemi sanitari va perseguito con riforme orientate all'equità, alla solidarietà e all'inclusione sociale riguardanti la copertura universale, l'erogazione dei servizi, le politiche pubbliche di promozione e protezione della salute e il governo dei sistemi sanitari, allo scopo di ottenere: 

  • servizi sanitari in grado di erogare un'assistenza efficace, efficiente, sicura, amorevole e rispettosa delle diversità culturali; 
  • risorse umane adeguate dal punto di vista quantitativo e qualitativo ai bisogni del settore pubblico, garantendo al personale sanitario sistemi efficaci di formazione di base e di educazione continua basati sull'esperienza e sulle buone pratiche trasmesse attraverso modelli di apprendimento attivo, collaborativo e relazionale; remunerazione, condizioni di lavoro e incentivi adeguati, capaci di contrastare lo squilibrio distributivo e la mobilità verso il settore privato, le aree urbane privilegiate o verso l'estero, anche promuovendo l'adozione di codici internazionali volti a regolamentare la migrazione del personale sanitario; supervisione, motivazione e sviluppo professionale adeguati
  • sistemi informativi che assicurino la produzione, l'analisi e l'utilizzo tempestivo di informazioni sullo stato di salute delle comunità, sulle disuguaglianze nella salute e nell'assistenza sanitaria e sulla performance del sistema, inclusa la sorveglianza epidemiologica per definire la priorità degli interventi e valutarne l'efficacia;
  • prodotti e tecnologie sanitarie, inclusi farmaci essenziali e vaccini, di provata qualità e sicurezza e con un favorevole rapporto costo-efficacia, assicurandone l'accessibilità economica per l'individuo e la comunità e l'appropriata ed equa distribuzione, anche attraverso lo sviluppo delle capacità produttive locali; 
  • un finanziamento adeguato, con modalità tali da assicurare l'universalità dell'accesso e la condivisione del rischio finanziario causato dalle malattie secondo principi di equità e protezione sociale delle fasce più deboli; garantire l'equità nei sistemi contributivi tramite progressività nella raccolta delle risorse; favorire una ripartizione equa delle risorse tra aree amministrative e tra aree urbane e rurali; favorire un equilibrio tra spese per la gestione corrente e spese per investimenti nello sviluppo di capitale infrastrutturale e umano; 
  • la capacità di governo delle istituzioni e lo sviluppo delle competenze locali in materia di programmazione, gestione e regolazione dei servizi sanitari per assicurare un appropriato sistema di offerta che riconosca la centralità dell'interesse pubblico e il contributo al sistema sanitario di istituzioni pubbliche e private, incluso il settore non-profit, secondo criteri di efficacia, equità ed efficienza; sistemi di organizzazione del lavoro, di gestione del personale e strumenti operativi di programmazione e controllo in grado di valorizzare le risorse umane e tecnologiche disponibili; sistemi trasparenti di rendicontazione nei molteplici ambiti di attività.


Il testo completo del documento è consultabile al seguente allegato: 

La Federazione Toscana degli Ordini dei Medici ha firmato un protocollo d’intesa con gli Assessori Regionali al Diritto alla Salute e alla Cooperazione Internazionale.

Un’intesa che appare forse poco appariscente, ma che ha invece un grande significato etico e politico. 
È la prima volta che l’organo della professione sigla un accordo con una Regione (o con lo Stato) per migliorare la cooperazione internazionale, coinvolgere più medici in queste iniziative, sensibilizzare al problema i professionisti e formare i colleghi che si apprestano a recarsi nei Paesi poveri in cui i livelli assistenziali sono bassissimi e le condizioni di salute uguali alla estrema povertà che li contraddistingue. 
L’interesse dell’Ordine e, per fortuna, di moltissimi colleghi e di tanti infermieri disposti a dedicare parte del loro tempo in esperienze assistenziali nei paesi del terzo mondo, non deriva soltanto dall’obbligo deontologico di solidarietà e di cura nei confronti di chiunque ne abbia bisogno, dal dettato del Codice Deontologico insomma, ma anche da considerazioni strettamente sanitarie. 
Un mondo di disuguaglianze così estreme facilita il diffondersi di malattie e determina tensioni sociali che fatalmente si ripercuotono sulle nostre ricche nazioni. 
Il protocollo definisce le modalità di informazione che Regione Toscana e Ordine dei Medici si impegnano a dare ai medici, la scheda di rilevazione delle disponibilità dei singoli, le iniziative formative e culturali comuni. 
È un impegno morale che riguarda, è bene ricordarlo, anche l’assistenza alle sacche di emarginazione presenti in Toscana. 
I problemi degli immigrati e degli emarginati sociali sono gravi e urgenti. Basti pensare all’alto tasso di abortività tra le donne immigrate povere. L’Ordine quindi raccoglie, attraverso questo sito, le disponibilità dei colleghi e darà loro le informazioni di cui dispone.
È un modo moderno per rinverdire l’antico giuramento di Ippocrate.

 Per ogni ulteriore informazione circa le iniziative di Cooperazione Sanitaria Internazionale promosse in Toscana è possibile consultare il sito: www.regione.toscana.it/sst nella sezione dedicata alla C.S.I. - Cooperazione Sanitaria Internazionale.

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Salute Globale: principi-guida della Cooperazione

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